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percorsolaterale
non si tratta di pensare di più, ma di pensare diversamente.


Diario


21 maggio 2012

diverso e certamente solo.

Ti ho punito senza guardarti.

Ho riso della tua acconciatura, senzafar rumore.

Ho ascoltato i tuoi passi nel mattino emi hanno innervosito.

Hai lavato, senza il sangue, il piattodove hai mangiato.

Sei un buco nero che buca il nero, seiil bianco del malato, sei il freddo al mattino e il freddo alla sera,sei la pioggia al mare quando è agosto, sei l'asciugamano umido, seila nebbia, sei il padre nostro o qualsiasi altra preghiera.

Incapace di amare e il tuo cuore no,non guarirà.

Non provo pena né dolore

da adesso il mio ruolo è un pensieromalvagio

Addio.

Per sempre.





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9 febbraio 2012

bordi.

sono entrato nel tuo bagno.

la porta rossa, che non chiudevi mai
lo specchio, che pulivi in continuazione,
il dentifricio che non tappavi mai
sembrava fossi seduto, come il tuo solito a leggere un libro
come quando ti parlavo non distoglievi gli occhi.
smettevi di leggere ma continuavi a fissare la pagina
sapevo che mi stavi ascoltando, ma ti piaceva far finta di essere troppo preso dal tuo testo, o che le mie parole non fossero abbastanza interessanti.
l'ho capito solo dopo.
ti piaceva essere distratto e impegnato.
adesso, cosa fai con i pantaloni abbassati e le braccia che penzolano sul bordo delle tasche
fissi a fare la lavatrice spenta
perchè non leggi il tuo libro e perchè adesso è per terra
perchè non mi ascolti più
perchè non ti distrai

hai scelto la via delle emozioni per sacrificare il male, 
hai scelto di vivere mille vite in un solo giorno , hai scelto di morire oggi per non contare fino a cento
hai visto il sole con gli occhiali rotti e hai camminato sulla luna con le ciabatte.
oggi finisce il male
ti chiedo scusa, per quelli che verseranno lacrime di circostanza e per chi non ne verserà per paura di sprecarne
oggi inizia l'infinito
adesso, si dorme e domani sarò di nuovo giorno.


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8 febbraio 2012

allenamento del giorno.

domani voglio farmi licenziare.

ho un talento sprecato, io che potrei fare il calciatore, il parrucchiere, lo stilista, il calzolaio, l'arrotino, l'ingegnere nucleare.
domattina, si, voglio farmi licenziare.
arriverò in ritardo, con la camicia macchiata, con le pieghe del cuscino sulla faccia, la bocca ancora impastata e chiederò di te, direttore.
e tu, direttore, mi licenzierai in tronco, strizzandomi l'occhio e facendo finta di urlare.
io, forse sbatterò anche i pugni sulla scrivania e farò cadere le penne sulla moquette rossa.
saprò di avere esagerato ma a te, direttore, non importa.
ti ricorderò che non finirà qui, che i sindacati mi sosterranno e che tu, direttore, la pagherài cara.

uscirò, mentre tratterrai a stento le risate
e riderai ancora più forte quando scoprirai e capirai che tutto questo è il nostro gioco.
il nostro allenamento alla vita, 
le nostre dita sporche di pennarello perchè non si riesce mai a centrare il tappo al primo colpo.
tutto il resto è musica e canzoni.

direttore, questa è la pratica che deve firmare.
direttore,
questa è la pratica.

Arrivederci dottore.



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16 gennaio 2012

Questo è il messaggio zero.


Questo è il primo giorno di scuola: lacartella nuova, la mano sudata dentro quella di mio padre, la suabarba a cui vorrei attaccarmi e non staccarmi mai, il cuore che bussafino a dentro le orecchie e la voglia di scappare lungo il vialealberato.

Ma poi si sa, a scuola bisogna andarcie finisce che ti piace anche.

Sono diventato grande, o per lo menopiu grande,

e questo è quello che ci dobbiamo.

Io non ho più paura delle Maestre.

E le macchie che ci sono sul miogrembiule non le nascondo più.

Tu indossi una pelliccia e degliocchiali che forse fanno ridere.

Io niente. Sono nudo, vestito di troppacarne.

Questo è il messaggio zero.

Questo è il primo giorno di scuola esi fanno promesse che non verranno mantenute (come piace a te).



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17 novembre 2010

soffia forte.

quando ti chiedo se dormi e mi rispondi di si.
quando piove e con la macchina passo sulle pozzanghere.
quando non dici niente e corri ad infilarti tra le mie braccia.
quando mi guardo allo specchio e mi sento bello.
quando mi sveglio a primavera e mi ricordo che è primavera.
quando bevo l'ultimo bicchiere, prima dell'ultimo.




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13 luglio 2010

il caimano, che non c'è.

non so quanto possa essere in grado di descrivere come mi sento.
certo io non sono nè un cantante, nè un musicista, nè tanto meno un pittore.
non ho molti strumenti per comunicare i miei stati d'animo.
una volta avevo i pugni, adesso neanche più quelli.
sono costretto, tutti i giorni, a resipare la mia solitudine.
le cause sono molteplici a volte banali, perchè scaturite dalla quotidianeità più spontanea e meno raffinata.
non sono certo la persona alla quale i vicini appellerebbero l'aggettivo "sola" ma ciò nonostante ho ragione di vedermi sentirmi e accettarmi tale.
forse sarebbe il caso di entrare nel merito ma non sono così sicuro di volerlo fare.
mi limito a trascrivere un messaggio che mia mamma ha scritto: adesso capisci perchè non parlo con nessuno, porta pazienza.
e io porto pazienza.
ma non sono così sicuro di volerlo fare.
a volte sono felice e hai ragione tu, ricordandomi che maledirò quei momenti con tutta la voce che mi rimane.
il rapporto più sincero che ho è quello con il mio terapeuta.
questo mi nobilita, mi avvilisce e mi fa sentire come il personaggio di un film di nanni moretti.
e sentendomi sempre estasiato dalle conclusioni che traggo, ho ragione di credere in me stesso.
allo stesso tempo, la mentalità del giovane imprenditore (che mi sta tra le altre cose sul cazzo), mi fa pensare al perchè questo potenziale non possa essere sfruttato.
poi, mi rispondo che tutto ha un prezzo che va pagato.
con o senza mastercard.




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1 luglio 2010

il gelo nella neve.

la mia maglietta rossa, non fa di me un innocente, tanto meno un rivoluzionario.
la mia bicicletta nuova non va veloce, ma è, bellissima.
i miei occhiali da sole mi proteggono, ma non mi fanno capire di che colore sia il cielo.
così, quando sta per piovere, me ne accorgo sempre toppo tardi.
troppo tardi, per sperare.
troppo tardi, per cambiare.
vivere, è un'impresa.
non è che ti alzi al mattino e hai risolto il problema.
puoi nasconderti tra le mie braccia, ma questo non basterà per matterti al riparo.
perchè tu, vuoi i colori.
e l'amore, no.
non lo puoi confondere.

stai attenta, a te.




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31 maggio 2010

emozione da poco.

sono annegato nell'ideologia fino a ventitre anni, circa.
poi mi sono disilluso.
e ho scoperto che non ero poi così bravo a cambiare le persone.
poi mi sono disilluso.
perchè il mondo non va mai dove vuoi tu. il mondo va per cazzi suoi.
hai lasciato questa stanza senza commentarla.

hai versato lacrime sulla mia spalla.

hai lasciato.

tracce profonde sui finestrini che riflettono la mia immagine.

continua a guardare il tuo desiderio.
è meno noioso di quel che pensi.
adesso siamo pronti al peggio.
e il peggio deve ancora arrivare.




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5 aprile 2010

muovo le ali di nuovo.

supponi, che io sia diverso.
lasci, il tavolo apparecchiato per il tuo prossimo ospite.
mi guidi, nella notte con fragore.
viviamo, nell'inganno di domani.
brindiamo, a favole dai bordi consumati.
ascoltiamo, musica che non fa ballare.
balliamo, immagini sfocate.
non fumiamo, neanche una sigaretta.
eppure, ci atteggiamo come se lo facessimo.
lasciamo, luci accese nella notte che non ha stelle.

scusa se metto la camicia, il mondo è un appuntamento troppo importante.




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18 gennaio 2010

le parole giuste.

mi manca aspettare che arrivi il momento di vederla.
mi manca tornare a casa e guidare con lei a fianco che dorme.
mi manca la sua carezza mentre guido pensado ad altro.
mi manca la sorpresa del suo sorriso inaspettato.
mi manca il buongiorno. detto da vicino.
mi manca la buona notte, dopo aver fatto l'amore.
mi manca il calore del suo viso appogiato sul mio petto.
no, l'amore non mi manca.
non sono più capace di lasciarmi amare. ecco cosa mi manca.




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4 gennaio 2010

fino a prova contraria.

perso, nei tuoi occhi, disegno con il respiro le tue forme.
decido, di ascoltare il tuo tremore per poi perdermici senza via di fuga.
attendo che la luce ti possa accarezzare, ma solo dopo che l'ho già fatto io.
vorrei sussurrati cento parole, ma cento poi son poche.
e tu non ci sei più.
perchè fai l'errore, grosso, di ascoltare il tuo cuore.
senza curarti dei tuoi piedi.
in ginocchio, il mondo sembra più grande.
tu no, rimani come me.







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30 novembre 2009

fragilissimi sospiri.

voglio, che i tuoi passi precedano i miei.
fingo, di non avere ancora perso.
allungo, le mie braccia verso il muro.
giudico, chi è uguale a me.
pretendo, i tuoi sorrisi,
anche quando non li merito.
amo, questa nevrosi.
uccido, i miei eroi.
trascino, il mio corpo il più lontano da te.
avvolgo, estranei con il mio affetto.
odio, il vostro giudizio.
ma lo condivido.
aspetto, che torni l'estate.
affondo, in lacrime invisibili.
infilo, le mani in tasca.
indosso, parole rubate.
annuso, l'aria che respiro.
invoco, la mia rivoluzione.
proteggo, il mio cuore,
con involucri di carta stagnola.
fumo, l'ultima sigaretta,
ogni giorno.
ricevo, falsa comprensione.
rincorro, segmenti distratti.
accuso, le lacrime che provoco.
provoco, le lacrime di chi accuso.
sento, svariati bisogni.
finisco, perchè l'importante,
è finire.




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29 giugno 2009

siamo orfani ormai..

potrei raccontarvi di una storia.
di quando è iniziata questa storia.
la nostra storia.
era tempo in cui si perdeva tempo a scrivere porchemadonne sulle panchine firmandosi "così sia".
era un tempo in cui ascoltare il reagge di bob marley era, per noi, la massima espressione della nostra rivoluzione.
poi, simao cresciuti, o almeno ci abbiamo provato..tenendo botta fino alla caduta.
ci siamo trovati ad un punto della strada, notoriamente in salita.
un po' perchè non ci è mai stato chiaro cosa volesse dire innamorarsi o per lo meno non abbiamo mai avuto il coraggio di accettare i compromessi dell'amore, pretendendo di capirlo.
abbiamo spesso giocato a fare i grandi, perchè forse, anche piccoli, grandi lo siamo sempre stati.
qualcosa ci portava a bere, altro a fumare,altro ancora ad imparare canzoni a memoria per poi tirarle fuori come granchi da un cilindro bucato.
c'è qualcosa, molto distante da entrambi che ci tiene stretti come fossimo abbracciati.
qualcosa che somiglia al mare, ma non ha onde e non fa la schiuma:un cartello che dice "bovalino" alla stazione di bovalino.
io so il nome della ragazza a lui più cara e lui sa il nome della mia, ma non credo sappia il mio perchè l'ha reinventato.
lui mi chiama nutless, così come faccio io.
siamo nutless&nutless.
ma nessuno ci riconosce e nessuno ci confonde.
noi ci chiediamo cosa faremo della nostra anima, lui mi fa delle domande e io gli do delle risposte.
ciò che importa naturalmente, non sono le risposte, ma l'assenza di altre domande.
conosco un tono di blu, che scioglie lacrime e pene.
è quello di quel cartello che dice "bovalino" alla stazione di bovalino.
non c'è nulla di inutile e nulla in più.
grazie nut.
ti amo.





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7 aprile 2009

spegni tutte le luci accese.

correre dietro ad un viaggio è anche fin troppo semplice.
lasciarsi andare ad un viaggio no.
tutt'altro.
lasciare che il vino si impossessi delle mie parole è fin troppo semplice.
guardarti fisso negli occhi no.
tutt'altro.
lasciare che tu svanisca dietro quell'angolo è doloroso quasi quanto il gusto che quel vino lascerà nel mio stomaco la mattina seguente.
perchè io ci provo a prendere il volo..plano su una bicicletta ai bordi di una città che non è la mia..ma che potrebbe diventarlo.
assecondo sorrisi beffardi in nome dello spirito di adattamento.
ma io mi preservo, io lascio che voi mi crediate diverso, mi crediate cambiato e forse anche un po' cattivo.
ma io non sono nulla di tutto questo.
i sogni sono cattivi e reali, come te ..che non sei più una bambina.
infatti è stupido pensare che tu possa credere ancora alle favole.
le mie.




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23 marzo 2009

eri così carino..eri così carino..


cerco, fuori dalla finestra, un luogo dove le ombre non si spezzino.
cerco all'interno di questa stanza, un angolo dove dar conforto al mio corpo.
aiuto il cielo a trovare il punto più alto per iscriverci il tuo nome.
gli sussurro che è già primavera.
rimbalzo sui ritmi di musica incalzante e paranoica.
ma è questo quello che sono.
braccia aperte e collo teso, aspettando che il mondo mi si schianti addosso.
se tu ti proponessi di recitare me...
se tu ti proponessi.
sorretti da fragili desideri..abbiamo bisogno di parole.
perchè ascoltare e facile, ma rispondere no.
e io..io perdo i confini della mia lucidità..
non perchè sei musa.
perchè sei troia.




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è che s'impara la bellezza e la bellezza e dappertutto.
è che si torna alla terra come si torna all'amore non per la nostalgia dei bei tempi andati ma perchè ogni tempo è pieno, è generoso...e specialmente...questo.
s'impara che dopo la notte c'è un giorno che ti attende ma che la notte è necessaria così come nell'alternarsi di sole e pioggia, inspirazione espirazione. s'imparano cose semplici, elementari ceh forse abbiamo solo dimenticato ma s'impara a riconoscerle finalmente, arrendendosi all'evidenza dell'essenziale..
l'angooscia svapora..lo zero e l'intero..e adesso ho bisogno di abbracciarti, di ridere, ho bisogno di attendere ai mille impegni presi, agli amici, ma HO anche bisogno di dormire sono un po' stanco credimi, ora mi devo riposare perchè anche il sonno è vita..anche l'abbandono mi pare...è un luogo dove stare..
m'ìmporta di niente..di un niente dolcissimo..


Solo a quest’ora di notte mi viene in mente che la tua faccia risponde ad una geometria particolare e ne ho così chiara negli occhi la costruzione che disegnarla sarebbe un gioco da ragazzi, domani avrò già dimenticato queste meravigliose intuizioni.


Dormi, dormi, dormi dormi almeno tu che puoi dormire. Io penso a te, tu non pensare a me. Tu pensa ad un cavallino d'argento, tu pensa ad un trenino che con i fari accesi ti diverte, tu pensa ad una mano che t'accarezza. Io penso a te, tu non pensare a me.

 

 

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